Lo sport: un’opportunità di crescita

“Corpo sano in mente sana”: nello stretto legame che unisce corpo e mente, fin dai tempi dell’antica Roma abbiamo imparato a riconoscere che se il corpo è in buona salute anche la mente (lo spirito, dunque, l’equilibrio, la voglia di vivere) lo sarà.

Da qui il grande valore dello sport. Ma come aiutare i figli ad utilizzare al meglio le opportunità che lo sport offre? Esercitando un’azione di rinforzo. Come?

  1. aiutandoli a mantenere la costanza dell’impegno, che è rispetto per se stessi (tengo fede ad un’idea), è rispetto per gli altri (Maestro, compagni, società sportiva, genitori) ed è rispetto delle regole.
  2. accompagnandoli: Francesco d’Assisi diceva che “mangiare il pane insieme è condivisione”.Stare insieme presenziando ad una gara, per esempio, è condivisione ed è in qualche modo sostegno morale.
  3. aiutandoli ad affrontare le difficoltà: sir Peter Blake (grande campione di vela) rispose a chi gli chiedeva cosa avesse imparato dalla sua vita avventurosa: “Ho imparato che tutto ciò che è comodo è stupido”.La tendenza a sottrarsi ad esperienze di fatica e di dolore influenza negativamente l’emotività e porta all’indifferenza. Invece sbagliare, affrontare e superare le difficoltà dà slancio vitale, favorisce la costruzione dell’autostima, fa maturare.
  4. insegnando ad adeguarsi alla disciplina: il grande campione vive di disciplina! Quando arriva e se arriva, l’eccellenza è frutto di un lavoro lungo e faticoso. Disse Tamara Novichenko (maestra di cantanti lirici di fama mondiale): “l’eccellenza può nascere solo dal meraviglioso miscuglio fra dono naturale, volontà di ferro e straordinaria capacità di adattamento all’insegnamento più rigoroso”.
  5. guidandoli nell’organizzazione del tempo: c’è tempo per tutto, scuola / sport / incontri con gli amici. Basta organizzarsi. In particolare scuola e sport devono profittare l’uno dell’altro, poiché si aiutano reciprocamente.

a cura di Maria Luisa Caviglia, psicoterapeuta e consulente psicologica dell’A.S.D. Itai Doshin

 

 

PSICOTERAPIA ADLERIANA E KARATE: UN CONNUBIO POSSIBILE? presentazione di un caso clinico

Autori: MARIA LUISA CAVIGLIA, FRANCO STIZZOLI

Riassunto – Individui con disturbi di personalità orientati all’introversione creano difficoltà ad un approccio esclusivamente psicoterapico, soprattutto in adolescenza. Le arti marziali non possono essere definite come sport quale noi lo intendiamo, poiché ne differiscono nella concezione e nei fini, hanno una tradizione e una componente filosofica e formativa e loro scopo principale è il perfezionamento del carattere. Grande accento viene posto sull’autocoscienza, sull’osservazione rispetto all’azione e sull’integrazione corpo-mente, con un’importante componente meditativa. Gli autori espongono il caso di un ragazzo di anni 16, alla cui richiesta di intervento psicoterapeutico si è pensato di rispondere associando ad una psicoterapia psicodinamica una terapia fisicamente orientata, in particolare un’arte marziale, al fine di favorire la mentalizzazione delle emozioni ed un miglioramento della sfera relazionale. La scelta è caduta sul Karate-Do Shotokan perché è tecnica difensiva, non si ha un forte contatto fisico, aiuta a conoscere se stessi e le proprie potenzialità, migliora la coordinazione dei movimenti, favorisce la crescita dell’autostima e l’autocontrollo, insegna ad accettare le regole della convivenza civile, stimola il rispetto e l’amore verso il prossimo. L’intervento psicoterapeutico utilizzato è stato di stampo psicodinamico adleriano, certamente data la formazione specifica della terapeuta, ma ritenuto costrutto idoneo per un approccio integrato, là dove l’attenzione al paziente è globale (biopsicosociale e spirituale), il linguaggio del corpo è centrale e fondamentali sono l’energia intrapsichica e quella relazionale.

 

Summary – ADLERIAN PSYCHOTHERAPY AND KARATE: A POSSIBLE COMBINATION. A CLINICAL CASE. Individuals with introverted personality disorders create difficulties for an exclusively psychotherapeutic approach, especially in the adolescent age. Martial arts can not be defined as a sport as they differ in the conception and purpose, they have a long tradition both a philosophical and training component and have as their main purpose the improvement of character. Great emphasis is placed on self- consciousness, observation over action, integrating body and mind, meditation. The authors expose the case of a 16 year old boy, at whose request psychotherapeutic intervention they responded by associating a physically oriented therapy to a psychodynamic psychotherapy, in particular martial art, in order to encourage emotion mentalizing and relationships improvement. The choice fell on Karate-Do Shotokan because it is a defensive technique, intense physical contact is not used, it helps to know oneself and their potential, improves coordination and self-control, increases self-esteem, teaches observance of the rules of the civil society, stimulates the respect and love towards others. The psychotherapeutic intervention was based on Adlerian psychodynamic, certainly due to the specific training of the therapist, but also because it suitable for an integrated approach: the attention to the patient is global (biopsychosocial and spiritual), body language is central, and the intra- psychic and relational energy is crucial.

Keywords: ADLERIAN PSYCHOTHERAPY; KARATE; COMBINED INTERVENTS

1. Premessa.

Individui con disturbi di personalità fortemente orientati all’introversione possono creare difficoltà ad un approccio esclusivamente psicoterapico, soprattutto in età adolescenziale, considerando la notevole difficoltà di questi soggetti ad esprimersi in maniera dialogica. Intendiamo presentare in questo lavoro un caso clinico in cui si è scelta l’associazione di un percorso psicoterapico di stampo psicodinamico adleriano con l’avviamento alla pratica di Karate Shotokan.

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IL KARATE E’ PER TUTTI

IL KARATE E’ PER TUTTI

“Il Karate si pratica tutta la vita” (Gichin Funakoshi)

IL KARATE  è una disciplina estremamente sofisticata. Racchiude in sé elementi fondamentali per lo sviluppo armonico delle competenze fisiche, cognitive, psicologiche e relazionali, quali la capacità di: inibire o stimolare l’attività motoria, modificare una sequenza di pensiero o di comportamento, migliorare l’attenzione e la concentrazione, apprendere ed esercitare il rispetto dell’altro, rispettare la turnazione; l’equilibrio posturale e mentale; la tolleranza alla frustrazione, e ancora la gestione della paura e dell’ansia, la condivisione, l’introspezione, la collegialità, la comprensione dei ruoli sociali e delle gerarchie, l’accettazione del sacrificio.

Per questo il Karate fa bene a tutti! Continua a leggere

PIGRIZIA / INDOLENZA / MOTIVAZIONI

PIGRIZIA / INDOLENZA / MOTIVAZIONI

La soddisfazione sta nello sforzo, non nel risultato.Uno sforzo completo è una vittoria completa.
Mahatma Gandhi

a cura di Maria Luisa Caviglia, psicoterapeuta e consulente psicologica sportiva dell’Associazione

KARATE
è divertimento
è sapersi riconoscere, anche tra chi non si è mai visto, ed è sapere, anche solo per un momento,
di far parte di un piccolo cosmo dove si consumano passioni comuni
è straordinaria fabbrica di emozioni
è porsi degli obiettivi e impegnarsi per raggiungerli è sentirsi parte di un gruppo e di quel gruppo saperne rispettare le regole e le gerarchie,
è saper collaborare e saper condividere
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